31 dicembre 2007

Tradizioni di Natale. La Strina

"La strina"è una splendida usanza tipica del territorio calabrese riscoperta negli ultimi anni dalle compagnie popolari che la ripropongono nel periodo natalizio ad un pubblico nuovo offrendo il canto augurale non più ad una singola famiglia, bensi ad un vasto uditorio.
La "strina" rappresentava un tipico "canto dei questuanti". Di casa in casa i suonatori andavano a portare la "buona novella" della nascita di Cristo, ottenendo in pagamento ed in ringraziamento uova, formaggio, olio, vino e salumi. Canto d'augurio per la solennità del Natale e per il nuovo anno, veniva cantato all'uscio delle famiglie facoltose, almeno inizialmente poi, con le migliorate condizioni economiche delle popolazioni rurali della Calabria, questa tradizione è andata via via scomparendo quasi del tutto per tornare, come prima accennato, ai giorni nostri a cura di compagnie popolari che si dedicano alla riscoperta ed al mantenimento delle antiche tradizioni. Ai giorni nostri viene portata da gruppi di ragazzi ed amici in casa dei parenti stretti e degli amici intimi per augurare di trascorrere felicemente le festività e tanta fortuna per il nuovo anno.
Viene solitamente accompagnata dal suono dei "sazeri" conosciuti anche come "murtali" o meglio ancora conosciuti come "ammaccasali". Si tratta semplicemente dell'antico attrezzo in bronzo usato per "ammaccare" il sale. Spesso al suono di uno o più di questi strumenti si accompagna una chitarra, un mandolino, un tamburello ed una fisarmonica. Tutto dipende dal numero dei "cantori". La "strina" viene solitamente effettuata nel periodo che va dalla serata della celebrazione della festa della Immacolata Concezione (8 dicembre) alla serata dell'Epifania (6 gennaio). Esiste anche un altro periodo dell'anno durante il quale la "strina" viene portata (portata a qualcuno) ed è il periodo di Carnevale. Poichè detto periodo cade sempre nell'alto inverno questa particolare "strina" è detta "strina di i supprissate".

Il canto inizia augurando all'intera famiglia tante gioie e benedizioni per passare poi agli auguri singoli ad ogni componente del nucleo familiare che viene chiamato per nome e al quale nome si lega un particolare augurio in rima. Si passa poi alla richiesta dei doni "fammi la strina" che, come detto, un tempo consisteva in beni di consumo e che oggi si risolve nell'invito ad entrare nella casa alla quale si è augurata la fortuna per una buona bevuta in compagnia. Si può facilmente immaginare lo stato di ebbrezza dei "cantaturi" alla fine del giro. Un tempo, come detto, il giro era molto lungo ed articolato e destinato alla raccolta di cibarie, adesso, solitamente si visita una sola famiglia o al massimo una famiglia alla sera. La "strina" ha il senso della solidarietà e dell'ospitalità tipico della gente di Calabria.

La porta si apre sempre... ma se non si apre ?
In questa rara ipotesi i "cantaturi" si vendicano con stornelli sdegnati e pieni di profezie di disgrazie (sia pure di non grave portata) del tipo "Mienzu sta casa ci penna nu lazzu, quanno ti lavi ti vu spezzà nu vrazzu"

Sia pure con molte varianti locali, seppur minime, il ritmo sul quale viene cantata la "strina" è identico in tutti i paesi e le versioni.

23 dicembre 2007

"Le tradizioni regionali del cenone e del pranzo di Natale"



E’ a tavola ed in famiglia che le tradizioni natalizie resistono meglio. Lo documenta una pubblicazione curata dalla Fiesa-Confesercenti in un “Viaggio nel Natale” che ricorda piatti e gusti che si tramandano da generazioni, talvolta per riproporli, altre volte solo per conservarne la memoria. Ecco dal libro alcune estrapolazioni, regione per regione, che intendono rammentare consuetudini senza tempo. Ne indichiamo “qualche assaggio”:

Abruzzo: cena di magro come in molte altre regioni. Si comincia di solito con le linguine alle vongole in bianco, poi parmigiana di cardi e fritto. Ed ancora l’immancabile capitone allo spiedo o in umido e legumi.

A pranzo trionfa il cardone in brodo (chiamato non a caso zuppa imperiale) cardi tagliati a pezzettini, polpettine di carne , quadratini di frittata al prezzemolo.

Chi se la…sente continua con agnello o tacchino, mentre si finisce con i dolci fra i quali spiccano le mandorle caramellate ed i fichi secchi ripieni di noci.

Basilicata: notte di Natale “impegnativa” con almeno 13 pietanze. Un numero che si trova anche in altre tradizioni. E non si fa a meno della pasta rappresentata dai rascatielli, fatti di semola di grano duro senza uova.

Tra i piatti natalizi si segnalano la minestra di cicoria lessata con aglio ed olio oppure i maccheroni. A ruota agnello arrosto o baccalà in umido.

Poi le fritture fra le quali campeggiano le “zeppole”.

Calabria: alla vigilia non possono mancare le fritture a cominciare dal cavolfiore e dalle zeppole, segue lo stoccafisso in umido oppure le salsicce con contorno di cime di rape ed il “lampasciuni”. Il pranzo di Natale prevede secondo tradizione 13 pietanze basate su alimenti poveri ed essenziali. Si comincia con la pasta al forno, polpettine di carne, salamino calabrese al peperoncino.

Seguono poi fritture di pesce, crostacei e gli avanzi del cenone perché, come si dice in queste zone, sono “benvenuti in casa”.

Campania: cenone sontuoso per la vigilia, anche quando i bilanci familiari non sono proprio floridi. In tavola arrivano gli spaghetti con le vongole, baccalà e capitone, i fritti, le torte salate. Ed alla fine ci si sbizzarrisce con i dolci a cominciare dagli “struffoli”.

A pranzo ancora un menu ricco di sapori: le tagliatelle e la tacchina al forno precedono una parata di fritture regale dai fegatini alle mozzarelle, dalle pizzelle all’uovo ai carciofi. E per rifiatare prima dei dolci ravanelli e finocchi conditi con olio, sale e pepe.

Emilia Romagna: anche in questa regione l’osservanza del magro non impedisce la sera di Natale cenoni gustosi a base di tortelli con ripieno di erbette, anguilla marinata e pesce fritto. A pranzo gli insostituibili cappelletti e tortellini rigorosamente in brodo, preceduti da un antipasto di culatello e fiocchetto. Dopo dei sontuosi “lessi” con l’aggiunta del cotechino e, per chi non si nega nulla, la mostarda.

E il dolce preferito per concludere è il torrone insieme alla “spongata” di Parma, pasta frolla farcita di frutta secca, miele ed altri aromi.

Friuli Venezia Giulia: tradizioni semplici per la notte di Natale con minestre, magari d’orzo e pesce. Poi a pranzo cotechino con crauti e conclusione a Trieste con la “putizza” dolce a base di frutta secca.

Lazio: la sera di natale spazio innanzitutto ai fritti seguiti da una minestra di arzelle o di ceci o, ancora, una pasta al tonno. Poi il capitone e per cambiare gusto un dolce tipico: la nociata o il pangiallo.

A pranzo, cappelletti in brodo di cappone e per secondo assieme al cappone anche la gallina ripiena.

Liguria: cena “frugale” per una tradizione che prevedeva un rigoroso digiuno e che oggi si ispira ai piatti della corrente gastronomia italiana. La tradizione riemerge con forza nel pranzo di Natale con il piatto principale costituito dai maccheroni ripieni di salciccia, i “natalin”, in brodo di cappone. Poi i lessi, il tacchino arrosto “rinforzato” magari da un ripieno di salciccia, i sanguinacci con contorno di radici. Altra specialità della tradizione le lattughe ripiene con tritati di cervello ed animelle e con l’aggiunta di funghi, mollica, uova e parmigiano.

Lombardia: è la regione dove sono più marcate le diversità territoriali nelle usanze gastronomiche. Nel Mantovano si prediligono i tortelli alla zucca, simbolo di “benessere familiare”, ma non si disdegna la polenta con sughi ricchi di salsiccia e carne di maiale. A Milano sulle tavole del pranzo di Natale sono di casa i ravioli in brodo, i lessi, il tacchino arrosto. E, come è ovvio, si conclude con una fetta di panettone. Nel Comasco si fanno apprezzare gnocchetti di fegato e tortelli in brodo.

Nel Pavese agnolotti in brodo, risotto, gallina ripiena e mostarda. Mentre nella zona di Varese il pranzo tipico di natale comincia con agnolotti in brodo di cappone e tacchino ripieno con le castagne.

Marche: cenone ricco per tradizione in questa regione con un inizio a base di maccheroni con lo stoccafisso, spesso seguiti dal capitone arrosto. In alternativa una gustosa pasta al tonno.

Paste ripiene a pranzo che variano da zona a zona: possono essere i cappelletti al sugo come i cannelloni. Poi tacchino arrosto ma non mancano famiglie pronta a gustare anche la galantina di gallina o di tacchino. E un dolce a base di mascarpone o per chi si rifà alle più antiche tradizioni il “festingo” a base di fichi secchi, mandorle, noci e uva passa.

Molise: la vigilia è “sostanziosa” con calzoni ripieni di uova e scamorze, maccheroni in salsa di acciughe, capitone arrosto, cavolfiori fritti e fichi secchi.

Il pranzo non è da meno: nella zona di Campobasso il piatto forte sono i vermicelli alla mollica seguiti dalla scarola ripiena. In altri centri si gustano tagliolini in brodo di tacchino, lessi con salsa piccante e, per finire, i caragnoli e le ceppelliate rispettivamente a base di miele e marmellata di amarene. Il ricordo dell’epoca romana e sannita si perpetua con i mostaccioli immersi in cioccolato fondente sciolto a bagnomaria.

Piemonte: fra le tradizioni della vigilia, non molto sontuose, c’è quella del cuneese dove si usa mangiare un gallo appositamente allevato proprio per il Natale.
Altro piatto da segnalare le cipolle ripiene di magro che si gustano nelle zone vicine al Po e che fanno parte di un cenone di almeno sette portate.

A pranzo non manca mai un primo di agnolotti ripieni di carne e verdure, poi il cappone lessato con salse. Un cappone che veniva cotto un tempo assieme ad un pugno beneaugurante di fieno raccolto a maggio.

Puglia: cena di vigilia ricca con fritti e con portate che rievocano ancora una volta la “magia” del numero 13. D’obbligo gli spaghettini preparati in casa, “vermicidde”, conditi con sugo di pesce, poi il capitone in umido e arrosto.

A pranzo i più tradizionalisti non rinunciano alle immancabili orecchiette o allo “sciuscello” una crema di ricotta e brodo di verdure. Il secondo spazia dall’agnello al tacchino, dal capretto allo spiedo al cappone al forno. E di contorno sono sempre presenti le rape lesse. Fra i dolci spiccano le cartellate, pasta fritta tuffata nel miele e condita con zucchero, cannella, cioccolata tritata grossa, pinoli.

Sardegna: cenone sicuramente abbondante e a base di pesce. Si comincia di solito con la burrida (palombo bollito e marinato) si continua con i “chjusoni” (gnocchi), si tocca il culmine con l’anguilla ed altre specialità di pesce alla brace.

A pranzo l’atmosfera si “scalda” con gli assaggi (frattaglie di agnello arrosto o in agrodolce, funghi sott’olio) poi un fumante brodo di carne vaccina con pecorino fresco acido. Grande varietà dei primi dagli gnocchi ai “malloreddus” (ravioli), ai “fiuritti” (le tagliatelle). Fra i secondi campeggia il tipico “purceddu” con il vino nuovo. E tanti dolci fatti in casa.

Sicilia: la sera di Natale sulle tavole siciliane compare spesso la pasta con le acciughe accompagnata poi da anguille e baccalà. A pranzo non è raro che faccia la sua comparsa anche un sontuoso timballo di riso che richiama antiche reminiscenze arabe. Durante le feste c’è l’usanza di tenere in casa un cesto di vimini con i dolci da offrire: “pasta reale”, cannoli, ciambelle di sesamo, pignolata messinese, torrone.

Toscana: una volta la cena di Natale prevedeva il rigore del magro testimoniato da una minestra di ceci e baccalà accompagnata talvolta da castagne secche cotte in acqua leggermente salata.

Il pranzo si arricchiva di piatti gustosi come i cappelletti in brodo o altra pasta ripiena, cappone e tacchino arrosto

Trentino Alto Adige: anche in questa regione la notte di Natale vede primeggiare le minestre tipiche di queste zone (orzo, fagioli, patate, pasta e riso) seguite dal formaggio fritto.

Per il pranzo di Natale vengono preparati i canederli, la polenta con la cacciagione e i funghi, gli arrosti, i crauti e per chi ha la costanza di arrivare fino in fondo il premio è costituito dallo strudel di mele.

Umbria: vigilia con minestre a base di legumi o spaghetti con le alici, aglio, prezzemolo e pepe. O, ancora, tagliatelle senza uovo condite con baccalà cotto alla brace. Poi ancora pesce come l’anguilla o il baccalà in umido.

A pranzo cappelletti di carne in brodo, cappone lesso e gobbi. Nello Spoletino non mancano gli strangozzi al tartufo, le costolette e i fegatelli di maiale. Sempre a Spoleto la memoria del periodo longobardo è affidata ad un dolce: l’attorta, i cui ingredienti sono comuni allo strudel.

Valle d’Aosta: cenone con brodo caldo, la “motzetta” che è carne tenuta sotto sale con aromi, e “carbonade” un ragù preparato con carne bovina salata, addolcita durante al cottura da cipolla e vino rosso.

A pranzo sempre brodo cui fa seguito il “porchon” (grosse patate ripiene di cavoli, carote, pere bagnate con del Martini secco e cucinate nel lardo). E come dessert il pandolce.

Veneto: attorno al caminetto la notte di Natale si gustano i bigoli in salsa che aprono un cenone ricco di pietanze e che si conclude con la tipica “sbrisolona” (una crostata di mandorle) oppure la pinza, dolce con frutta secca, grappa e mele fresche.

Oltre ai bigoli si possono trovare anche gli “stropei” che sono gnocchi di patate fritti.

Ed in Cadore si ricorda una antica tradizione, quella del “Pan de la Makaneta”. Ad ogni capofamiglia veniva consegnata una forma di pane di circa un chilo. Accompagnata da una fetta di ricotta. L’usanza risaliva al 1488 quando una certa “domina Maria Machagneti” di Calalo redasse un testamento nel quale si raccomandava di celebrare ogni anno quattro messe a suo suffragio, offrendo poi un pasto a tutti i concittadini.
Tradizione che durò fino al 1907.

confesercenti.it

22 dicembre 2007

Sonia Alfano e Antonio Di Pietro a Break the mafia.

In attesa del DVD della serata che gli amici di BREAKTHEMAFIA produrranno, desidero pubblicare i video degli interventi di Sonia Alfano e del Ministro Antonio Di Pietro. La serata è stata seguita da oltre 600 persone in Teatro e ha avuto un enorme seguito nella diretta Web.





21 dicembre 2007

Disabili sempre più emarginati


La Calabria fanalino di coda nella crescita della cultura inclusiva delle persone diversamente abili.

Tempo fa pubblicai un post in cui Nunzia Coppedé, presidente regionale della Federazione italiana superamento handicap (Fish) denunciava la riduzione nelle scuole delle ore di sostegno ad alunni con gravi disabilità in tutte le province. Stasera sull'edizione on line del Giornale di Calabria leggo quanto segue.


CATANZARO. In Calabria esiste un dislivello tra la crescita della cultura inclusiva delle persone con disabilità e la risposta politica mirata a garantirne l’inclusione. Nunzia Coppedé, presidente regionale della Federazione italiana superamento handicap (Fish), non ha dubbi sull’approccio alla disabilità in Calabria che, “fanalino di coda per molte cose - afferma - anche in questo ha un record”. Al riguardo fa notare che “alcuni servizi avviati come sperimentazione, finanziati dal ministero, hanno finito di esistere terminata la fase sperimentale, tra questi l’assistenza personale. La modifica dell’articolo V della Costituzione - prosegue Coppedé - ha dato molti poteri alle Regioni, ora abbiamo il “fondo indistinto del Sociale”, i soldi che arrivano dallo Stato non sono più vincolati alle singole leggi, le regioni decidono le priorità e, quindi, come spenderli. Da come stanno andando le cose, però, si direbbe che la Regione Calabria abbia interpretato questa situazione annullando completamente alcune leggi”. Per Coppedé, inoltre, la Calabria “è l’unica Regione che tutt’oggi non ha applicato la legge sulla riforma dell’assistenza, per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali e non si capisce perché il Consiglio regionale non abbia ancora deliberato il Piano del sociale, già deliberato dalla Giunta”. Accanto a questo, si è ancora in attesa dei Piani di Zona mentre il Piano Sanitario “dedica una paginetta e mezzo ai problemi della disabilità. È davvero il caso di essere preoccupati. - dice Coppedé - Inoltre, il presidente della Giunta regionale Agazio Loiero, al Congresso della Fish Calabria, in una sala gremita di persone con disabilità e familiari, una settimana dopo essere stato eletto, aveva promesso un tavolo dedicato alla disabilità per discutere insieme problemi e per trovare eventualmente delle soluzioni condivise. A tutt’oggi questo tavolo non è stato convocato e le persone con disabilità e familiari si sentono dimenticate da questa Giunta regionale”. I temi sul tappeto, però, non sono solo questi. C’é anche la quotidianità con cui un portatore di disabilità deve fare i conti. “In Calabria - afferma - abbiamo scuole non accessibili, non solo, abbiamo anche la capacità di fare lavori strutturali che prevedono l’eliminazione di barriere architettoniche, ma di crearne altre perché i lavori sono fatti male. Per non parlare del trasporto accessibile. Ogni giorno bisogna affrontare problemi, qualche volta si lotta, si denuncia, si spera in una conquista, molte volte si rinuncia e ci si rassegna”. In questi anni, comunque, il lavoro dell’associazione è stato capillare con l’ideazione di progetti come quello sperimentale “Abitare in Autonomia” della Comunità Progetto Sud che, dopo 7 anni, afferma Coppedé “é ancora sperimentale. Se questo progetto dovesse finire con la fase sperimentale, - prosegue - causerebbe il ritorno indietro di persone con disabilità che oggi vivono una vita inclusiva fatta di relazioni, lavoro e di interessi culturali, politici, di scelte di vita. Il ritorno alla dipendenza di genitori anziani o che forse non ci sono più, lo spettro per alcuni di finire in istituto, o di trovare i soldi per pagarsi l’assistenza per alzarsi dal letto, mangiare ecc., sarebbe davvero traumatico. Non si capisce perché - conclude - si favoriscono le istituzioni residenziali, quando tutti sappiamo che sono ghetti e non si dà stabilità ad un progetto che è finalizzato e promuove l’inclusione sociale della persona in alternativa al ricovero in istituto o in residenze sanitarie assistenziali. Noi, poi, siamo ancora in attesa dell’avvio delle case per il dopo di noi”.


18 dicembre 2007

Pedofilia: abusava della figlioletta, arrestato un giovane professionista a Catanzaro.

Catanzaro, 18 dic. - Un giovane professionista, accusato di aver commesso degli abusi sessuali nei confronti della figlia, una bambina in eta' prescolare, e' stato arrestato da agenti della sezione specializzata nel contrasto dei reati in danno di minori della Squadra Mobile di Catanzaro. L'applicazione della misura cautelare in carcere e' stata disposta dal Gip Camillo Falvo il quale ha cosi' accolto la richiesta avanzata dal Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale del capoluogo Simona Rossi, coordinatrice delle indagini. L'attivita' investigativa della Polizia era partita da una denuncia sporta dalla madre della piccola, separata dall'arrestato, allarmata dai primi racconti della figlia che avrebbero trovato dei riscontri oggettivi negli sviluppi dell'inchiesta. Dalla perizia informatica effettuata sul computer dell'uomo, a seguito di una perquisizione domiciliare, e' anche risultato che l'arerstato deteneva e divulgava attraverso la rete di Internet materiale pedo-pornografico. Proprio la pista di internet e' ancora al vaglio degli inquirenti che non escludono sviluppi della vicenda.
Fonte: ildomanionline.it


Iniziativa: blogger contro pedofilia

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17 dicembre 2007

Mastella e la Scuola di Magistratura.

La Scuola per il sud Italia assegnata a Catanzaro dai precedenti Ministri Castelli-Tremonti con un decreto interministeriale è stata spostata nella cara città del Ministro della "Giustizia" Clemente Mastella.
Ecco il video...



Così si stanno muovendo i deputati parlamentari della stessa area politica del ministro.

On. Franco Amendola: Difendiamo la Scuola di magistratura

CATANZARO - “In linea con la posizione di forte critica che ho già espresso nei mesi scorsi verso la decisione del ministro Mastella, intendo manifestare il mio sostegno all’iniziativa del collega on. Misiti di emendare il testo di legge che istituisce la Scuole Superiori della Magistratura, nella parte relativa all’individuazione delle sedi”.
È quanto afferma Franco Amendola, deputato dell’Ulivo, che in una nota aggiunge: “Il colpo di mano del titolare del dicastero della Giustizia che ha spostato dalla provincia di Catanzaro a favore della sua Benevento la sede della Scuola per la macro-area del meridione era ed è inaccettabile.
È difficile, infatti, non solo sostenere ma addirittura ipotizzare che la città sannita sia meglio servita da infrastrutture di comunicazione che ne agevolano il collegamento rispetto a Catanzaro o, ancora, che sia più baricentrica rispetto ai distretti giudiziari delle regioni Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia.
Così come - prosegue - le argomentazioni poste a base della risposta dell’interrogazione che il sottoscritto ha presentato il 19 dicembre dello scorso anno, tutte formalmente legittime ma che si scontrano con la più elementare delle regole della dell’amministrazione e, nello specifico, della giustizia: quella di non adottare scelte inique che, come in questo caso, possano adombrare il sospetto di favoritismo verso il proprio collegio elettorale.
Il Ministro della “ingiustizia”, come ho voluto provocatoriamente ribattezzarlo è voluto, comunque, andare dritto per la sua strada senza tenere conto delle critiche fondate che gli venivano indirizzate, delle interrogazioni parlamentari, degli appelli di amministrazioni locali ed associazioni spontanee ed organizzate di cittadini.
Pur nella consapevolezza - continua - che la questione continuerà ad essere spinosa dichiaro che proseguirò nelle sedi opportune a sostenere l’irragionevolezza delle decisioni di Mastella promuovendo o appoggiando ogni iniziativa parlamentare utile che possa aiutare a rivedere scelte sbagliate e penalizzanti non solo per la provincia di Catanzaro ma anche per l’intera regione”.
Il Giornale di Calabria


Emendamendo alla Finanziaria dell'on. Aurelio Misiti


CATANZARO— Inammissibile. L’emendamento alla Finanziaria che l’onorevole Aurelio Misiti ha presentato alla Commissione Bilancio della Camera per tentare di restituire la scuola di magistratura a Catanzaro non potrà essere discusso. Una linea, quella adottata dalle commissioni, tendente ad escludere la discussione di emendamenti alla Finanziaria che non presentano un carattere prettamente economico. L’emendamento del deputato di Italia dei Valori - rispetto al quale aveva cercato il sostegno bipartisan dei parlamentari calabresi - se approvato avrebbe cancellato il criterio inserito da Mastella nella scelta delle sedi territoriali della scuola di magistratura ripristinerebbe quello a suo tempo previsto da Tremonti e Castelli. Misiti proponeva di reintrodurre i distretti del Nord, del Centro e del Sud Italia a cui far corrispondere le relative sedi di formazione individuandole, fra i capoluoghi di regione, secondo ragioni di funzionalità e baricentricità. E’ evidente che un tale criterio avrebbe riassegnato a Catanzaro “il ruolo di capitale meridionale della scuola delle toghe” recuperando lo sgarbo istituzionale subito con il trasferimento della scuola a Benevento. Il deputato, nel corso di una conferenza stampa a Catanzaro, alla presenza tra gli altri dei parlamentari Mario Tassone, Ida D’Ippolito, e il consigliere regionale Egidio Chiarella (che sulla scuola ha presentato un ordine del giorno poi approvato dal Consiglio regionale) aveva invocato con grande energia e forza un intervento decisionista da parte di tutti i parlamentari calabresi proprio per convincere le rispettive segreterie di partito alla condivisione e al voto dell’emendamento. Sembra, comunque, che Misiti non abbia intenzione di mollare e già pensi alla redazione di una proposta di legge con lo stesso obiettivo dell’emendamento: restituire la scuola di magistratura a Catanzaro.

ildomanionline



14 dicembre 2007

Natale, in Calabria ci sarà il torrone più lungo del mondo.

MILANO (Reuters) - Quattrocentoventi metri di mandorle, miele e zucchero per realizzare il torrone più lungo del mondo, uno dei dolci tipici delle feste natalizie assieme a panettone e pandoro.
Saranno molte le persone che cercheranno di raggiungere il record a Cosenza (in Calabria), sotto lo sguardo vigile dei membri del Guiness dei primati, come scrive Coldiretti in una nota.
L'iniziativa -- promossa da Coldiretti assieme all'Associazione Commercianti Ambulanti della Calabria -- si svolgerà dalle 21 nel cuore della città, nell'ambito della Sagra itinerante del mostacciolo e del torrone di Calabria.
Secondo quanto riferito, il torrone dovrebbe raggiungere la lunghezza di 420 metri e per prepararlo serviranno 215 chili di mandorle, 150 chili di miele e 50 chili di zucchero.
Una volta terminata l'impresa il dolce sarà tagliato e distribuito gratuitamente a tutti i presenti.
Il torrone -- per le cui vendite si è registrato un aumento del 3,6%, secondo Confesercenti -- è uno dei più richiesti tra i prodotti artigianali della tradizione italiana del Natale.


"Natale, sotto l'albero il tonno italiano che ‘rispetta’ i delfini"

Scritto da Emanuele Amoruso

Un dono per palati fini, con un occhio all'ambiente. Tra i prodotti italiani, spiccano quelli di Callipo, azienda simbolo del 'made in Italy' ittico

La ricerca della qualità emerge anche dalle prestigiose certificazioni ottenute dall’azienda, specializzata nel tonno di tonnara (il più pregiato), Yellofin (pinna gialla) e altri prodotti ittici. La più importante di tutte è senza dubbio la Certificazione di Prodotto, la prima rilasciata nel settore delle conserve di tonno da un organismo indipendente (DNV). Questo significa, fra l’altro, che il tonno pinna gialla della Callipo viene pescato nel rispetto del programma per la salvaguardia dei delfini.
L’azienda ha detto no alla delocalizzazione, puntando tutto proprio sull’importanza della qualità e del ‘Made in Italy’. La lavorazione avviene infatti interamente in Italia nello stabilimento di Maierato, che conta circa 200 dipendenti (il 55% sono donne), e dove vengono prodotte 350 mila scatole e 35 mila vasi di vetro al giorno.
La lungimiranza dell’azienda è stata riconosciuta con il premio ‘Imprenditore dell’anno’ consegnato lo scorso anno a Filippo Callipo, nominato nel 2005 Cavaliere del Lavoro dal presidente Ciampi. Con il suo comportamento infatti, ha dimostrato che anche in un territorio spesso difficile come il Sud, è possibile lavorare seguendo i principi della qualità e dello sviluppo sostenibile. E non a caso la sua azienda è stata scelta dal ministero del Lavoro, unica in Calabria, fra gli esempi di buone pratiche italiane per la responsabilità sociale delle imprese.


12 dicembre 2007

L'antimafia istituzionale e l'antimafia "clandestina"...

Eccomi di nuovo a riportare notizie che preferirei non riportare. Purtroppo siamo alle solite... Leggete la lettera che Rosanna Scopelliti ha inviato al Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia ed alla Deputazione calabrese nella Commissione.




Esimio Onorevole Forgione, Esimi Onorevoli e Senatori tutti (che mi leggete in copia),
Le scrivo questa breve lettera aperta per significarLe tutto il rammarico che ho provato stamane non appena constatata la superficialità che in alcuni aspetti presenta il nuovo “sito istituzionale dell'antimafia”, come lo avete definito.

Sono profondamente delusa perché mio padre, il giudice Antonino Scopelliti, Procuratore generale di Cassazione ucciso dalla 'ndrangheta a Campo Calabro nell'agosto del 1991, è stato dimenticato una seconda volta da quello Stato che anche Lei, nella Sua veste di Presidente della Commissione parlamentare antimafia, rappresenta. E' stato dimenticato perché, eccetto che nella cronologia, nel sito in questione nessun cenno è fatto a mio padre, né nella bibliografia di testi consigliati per la consultazione, né tra le associazioni e fondazioni “suggerite” dallo Sportello per la Scuola e l'Università appositamente istituito all'interno della Commissione da Lei presieduta. Ed è questa “dimenticanza” che sinceramente non riesco a comprendere né tanto meno beneficiare dell'errore in buona fede.
Caro Onorevole, sono i piccoli gesti che per un familiare di vittima di mafia sono a volte importanti. Ed anche una piccola “dimenticanza”, che piccola non è in questo caso, diventa uno schiaffo ed un'ennesima offesa soprattutto nei confronti di chi il proprio sangue lo ha versato per servire lo Stato e le Istituzioni, come mio padre ha fatto.

Considerando altresì che questo nuovo strumento telematico dovrebbe essere indirizzato principalmente agli studenti delle Scuole e delle Università è ancor più grave quanto accaduto, in quanto non si tratta di una iniziativa amatoriale o privata, ma di uno strumento istituzionale nel quale, perciò, ogni omissione diventa di fatto un non riconoscimento di tutte quelle realtà che non vengono menzionate. Mi riferisco soprattutto al fatto che nel sito da Lei promosso nessun cenno è fatto non solo alla Fondazione intitolata a mio padre (Fondazione regolarmente costituita, con sede a Reggio Calabria ed inaugurata proprio lo scorso 9 agosto in occasione del sedicesimo anniversario dall'uccisione), ma anche di numerose altre organizzazioni antimafia operanti in Calabria: primi tra tutti i ragazzi di “Ammazzateci tutti” (meglio noti come “ragazzi di Locri”), Movimento costituito in associazione e del quale io stessa sono attivista da oramai due anni, il consorzio di cooperative sociali della locride “Goel” (le coop ispirate da Monsignor Bregantini), l'Osservatorio “Falcone-Borsellino-Scopelliti” di Soverato, la neo-costituita Associazione “Piana Libera”, che riunisce diversi familiari di vittime della 'ndrangheta della Piana di Gioia Tauro, l'Osservatorio sulla Criminalità Organizzata di Cosenza... e potrei stare qui ad elencarne altrettante.

Appare strano, molto strano che Lei Presidente, che rivendica ovunque il Suo “essere calabrese”, finisca con il “dimenticare” importanti realtà anti-'ndrangheta come quelle sopra menzionate! Possibile che se uno studente calabrese si collegasse al vostro sito troverebbe l'associazione antimafia a lui più vicina a Messina o Palermo? E che messaggio passerà tra i giovani e tra tutti quei cittadini che invece ci conoscono e conoscono le organizzazioni antimafia calabresi perché da anni, giorno dopo giorno, parliamo – a puro titolo di volontariato sociale gratuito - nelle scuole, nelle università, nei circoli culturali, negli auditorium e nelle parrocchie di tutta Italia, nel momento in cui vedranno che di fatto queste associazioni, osservatori e fondazioni non sono “riconosciute” dalla massima espressione politica dell'antimafia italiana, quale la Commissione parlamentare è?

Presidente Forgione, devo confessarle che, dopo quanto sopra esposto, sono stata assalita da un terribile senso di sgomento nel momento in cui poche ore fa il portavoce di Ammazzatecitutti, auto-invitatosi alla conferenza stampa di presentazione ufficiale del vostro nuovo sito, mi ha riferito che Lei dalla Sua viva voce abbia detto che sono state da voi inserite e segnalate solo le associazioni ritenute “aventi valore istituzionale”.
Ed a questo punto anche io Le rispondo come Aldo Pecora: evidentemente essere vicini a De Magistris e Beppe Grillo ci ha reso non istituzionali. Aver criticato da sempre la commistione trasversale tra politica, ndrangheta ed affari in Calabria ed aver chiesto chiarezza sul Consiglio regionale più inquisito d'Italia ci ha reso non istituzionali.
Abbiamo imparato la lezione Onorevole Forgione: la prossima volta che dovremo dire la verità su qualcosa o qualcuno, chiederemo a Lei se farlo avrà valore istituzionale o no.
L'unica cosa che a questo punto mi aspetto da calabrese è che tutti i senatori e deputati calabresi membri della Commissione si esprimano a riguardo.


07 dicembre 2007

Calabrialibre, sul Blog di Antonio di Pietro

Ho ricevuto ieri sera una e mail da Calabrialibre in cui veniva detto che il Ministro Antonio Di Pietro aveva postato sul suo blog una lettera aperta di Giorgio Durante, Presidente di Calabrialibre, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Ovviamente, in allegato mi è stata inviata la lettera che riporto di seguito.


"Egregio On.le Giorgio Napolitano,

la presente fa seguito ad un precedente appello, di qualche mese fa, sottoscritto da decine di movimenti, personalita' ed associazioni Calabresi, appello che ha sortito il solo effetto di essere stato oggetto di attenzioni da parte della DIGOS di Reggio Calabria, che converra' con noi, poteva nel frattempo essere meglio impegnata nella caccia agli "Ndranghetisti". Ma cosa mai avevamo scritto a lei, solo che volevamo che si interessasse alla questione Calabria, e che come cittadini avremmo voluto incontrarla per raccontarle ciò che alcune volte temiamo a lei non arrivi. Pazienza, nel frattempo nulla è cambiato se non in peggio, oggi tutti Voi politici avete sulla coscienza la terza giovane vittima di una sanità regionale che fagocita risorse enormi con servizi sempre più scadenti, e che vede tra le altre cose indagato proprio per una presunta frode in questo settore, lo stesso Governatore Loiero.

Ci guardiamo bene dal voler strumentalizzare un dramma così grande ma la tragedia era annunciata, così come i soliti dinamitardi tentativi di depistaggio messi in atto da pezzi delle istituzioni in occasione delle indagini sul delitto Fortugno, sarebbero dovuti bastare questi episodi per vederla intervenire a garanzia dei Cittadini che lei dovrebbe rappresentare e tutelare, ma non lo ha ritenuto opportuno. Così Come si è defilato pure sulle questioni che riguardano i Magistrati più esposti sul fronte della politica degenerata in affarismo, ci riferiamo a Clementina Forleo e a Luigi de Magistris, in balia di poteri forti, che evidentemente hanno addentellati ai livelli più alti delle istituzioni. Magistrati Soli, come soli siamo rimasti noi semplici cittadini senza la speranza di un domani migliore per noi e per i nostri figli, la politica sta uccidendo anche la speranza, con il contributo di tutte le istituzioni, nessuna esclusa. Noi siamo in trincea per tentare di tenere alta la bandiera della giustizia, è evidente che la politica ha tracimato le sue prerogative, i fatti sono sotto gli occhi di tutti almeno fino a quanto l´informazione non sarà tutta assoggettata ai poteri forti, o come lei auspica le intercettazioni devono restare segrete a tutela di chi? Ci chiediamo, dei farabutti e dei delinquenti?

Non è più tempo di regimi, anche per chi come lei ne sosteneva uno, in un passato neanche tanto lontano, non sono più i tempi della Pravda, l´informazione e le notizie corrono veloci senza reti, anzi con le reti. Le verità. Anche se non certificate dalla giustizia ordinaria, sempre lenta ma pure alcune volte assoggettata al potere politico, quando non corrotta, è sotto gli occhi di tutti. Ci dimostri il contrario sui fatti di Calabria ci faccia sapere la destinazione dei milioni di euro destinati allo sviluppo, ci convinca che la sanità funziona, che l´ambiente è incontaminato, che il lavoro c´è, e che la politica è eticamente corretta.

Noi cittadini le nostre conclusioni, non affrettate, le abbiamo già tratte perciò siamo in piazza da tempo, e come accadde in Piazza Tian´anmen nel carro armato c´è tutta la politica e le istituzioni, il destino della nostra debole e giovane democrazia è nella nostra capacità di resistere. Saluti."

Giorgio Durante Presidente Calabrialibre



06 dicembre 2007

"Malasanità: non è colpa solo dei medici, ma anche di chi gli ha fatto vincere i concorsi"

Comunicato stampa

Dopo la presa di coscienza dell’avvenuta tragedia, è il momento delle commissioni d’inchiesta e delle esternazioni della politica del tipo: ”Chi ha sbagliato deve pagare”.
Lo hanno detto Loiero, Minniti e tutti gli altri in coro.
Per quattro o cinque giorni il rito sarà sempre lo stesso, poi il silenzio, l’oblio, rimane solo il dolore dei congiunti e di tutta la comunità calabrese.
La stampa si farà portatrice dei messaggi rassicuranti, trasmessi dagli affollatissimi Uffici Stampa istituzionali, e così la politica si para il deretano e continua ad essere, al meglio, inconcludente.

Ma noi cittadini una risposta la vogliamo dare chiara e forte questa volta, o no? O in che cosa saremmo “diversi” o migliori di questa miserrima classe politica regionale se non riusciamo a fare nulla di diverso dalle loro chiacchiere?
Cominciamo dal principio di responsabilità, lo sappiano i Minniti ed i Loiero e ovviamente tutti gli altri della casta: i sistemi di arruolamento e di progressione nella carriera posti in essere dalla politica non favoriscono sicuramente la professionalità, e ciò vale per tutti i settori della Pubblica Amministrazione, tanto più nella sanità, tant’è che le migliori professionalità calabresi preferiscono emigrare, dando lustro ad istituzioni sanitarie lontane da questo desolato e martoriato territorio.
Questa è una delle drammatiche verità che non vengono dette e di cui la politica non si vuole fare carico.
I risultati purtroppo sono sotto gli occhi di tutti: si racconta, ad esempio, dell’episodio emblematico di un oncologo cosentino che vive e lavora a Roma, che appena presentato e per puro caso ad un nostro politico, gli propose giusto li per strada, un primariato in una struttura pubblica calabrese, non se ne fece nulla ma solo per l’incredulità del medico.
Certe cose vanno gestite con serietà è la salute dei cittadini è una di queste cose.

Chi ha sbagliato, signori politici? Chi è responsabile del mancato sviluppo di questa regione? Chi ha gestito la sanità, che per molti di voi è solo una vacca da mungere?
Non prova imbarazzo il Governatore, per l’inchiesta che lo vede coinvolto, trattandosi pur sempre di sanità?
Chi ha responsabilità per l’insana gestione dell’ambiente?
Chi fa business con le fonti di energia rinnovabile?
Chi frena la diffusione delle nuove tecnologie e dell’informatica?
Chi gestisce la formazione che non ha mai professionalizzato nessuno?
Chi assume amici e parenti attraverso società interinali o altri perversi sistemi di arruolamento?
Chi sperpera il pubblico denaro con auto blu, sontuosi banchetti, viaggi all’estero con seguito, e stuoli di segretari e portaborse?

Ci fermiamo qui, ma si potrebbe proseguire a lungo.
Ora chi ha sbagliato deve pagare, è vero.
Ma chi ha sbagliato già si sa, è la politica, presuntuosa e pure nefasta.
Aspettiamo una seria anche se tardiva assunzione di responsabilità: chi ha gestito la Cosa Pubblica in Calabria e per la Calabria negli ultimi dieci anni abbia il coraggio di dimettersi e di abbandonare per sempre la politica, per il bene della collettività e dei nostri figli che rischiano la morte per una tonsillite o un’appendicite.
E questa volta abbiate il buonsenso di esimervi dal partecipare alle esequie, sarebbe un ultimo, estremo ma apprezzabile, gesto di pentimento e di dolore.


Rete perlacalabria

Comitato regionale spontaneo pro de Magistris


05 dicembre 2007

“Mia Martini. Io sono la Calabria”

“Mia Martini. Io sono la Calabria” è la nuova biografia scritta in maniera appassionata da Domenico Gallo ed edito da Laruffa. Il volume ripercorre le tappe più salienti della carriera di Mia Martini, con un porre l’attenzione sui tratti della sua personalità che coincidono con le sue origini calabresi, alle quali è rimasta costantemente legata.
Questa biografia di Mia Martini si propone tre obiettivi a loro modo ambiziosi e rilevanti, ma non irragiungibili, perché c'è lei, con le sue immense qualità di artista e la sua grande personalità, che fa da traino, che rende il cammino percorribile, che da' un sostanziale aiuto. Il primo è quello di collocare le sue aspirazioni, la sua formazione, i canoni della sua arte, le sue modalità espressive, nell’alveo della civiltà storica e culturale calabrese. A questo riguardo non mancano le dichiarazioni da lei rese – a cominciare da quella che introduce le argomentazioni di questo lavoro - di appartenenza e identificazione con il portato di oltre duemila anni di storia, con i costumi, le tradizioni, la “cultura” del popolo calabrese, con il suo spirito di resistenza e rinascita dai mille ostacoli frapposti alla sua esistenza. Mia Martini giustamente intende il percorso storico come un fattore di formazione sociale e spirituale, come impronta della personalità, come canone della convivenza e dei legami familiari e civili. Alcune sue affermazioni (“Io sono la Calabria” corretta in “Io mi sento la Calabria”) hanno la corposità e la perentorietà delle rivelazioni, affascinano e stupiscono per la complessità e la pervicace ricerca che lasciano intravedere. A ritenere possibile il conseguimento del secondo obiettivo, che è quello di stimolare la voglia di ascoltarla e conoscerla sempre di più, contribuisce il sapere che di recente sono stati stampati altri libri su di lei e verificare che la riedizione di suoi album, l’uscita di DVD e il confezionamento di nuovi CD registrano vendite interessantissime, con notevoli incrementi nel tempo. Anche in questo Mia è stata buona profeta, quando, con una punta di rimpianto per la sua esistenza finanziariamente sempre travagliata, diceva: “Vedrete, dopo la mia morte, faranno i milioni con la vendita dei miei dischi”. È spesso destino dei grandi di essere convenientemente e maggiormente apprezzati dopo la loro morte! Il terzo obiettivo, quello più ambizioso, è di dimostrare che la sua statura artistica si eleva altissima nel panorama della musica leggera italiana, di dimostrare che lei è un’altra cosa, una rinnovatrice, l’inventrice del modo totale d’intendere l’interpretazione, di teorizzare e perfezionare la magica fusione di melodia, testo, modulazione della voce, partecipazione emotiva, l’UNICA, come ripetono in molti colleghi musicisti e poeti, è un obiettivo di cui si pensa di aver posto consistenti presupposti per la sua affermazione e ratificazione.
La prefazione è a cura del Professore Giuseppe Bertè, che ringrazia così l’autore:
“Caro Domenico, il tuo lavoro su Mia Martini è una sorpresa toccante e gratificante. Toccante perché, da calabrese, hai saputo cogliere e trasmettere i vari e complessi aspetti della natura della ‘Mia bagnarota’; gratificante perché la tua approfondita analisi è un inno a Mia Martini, grandissima artista ‘interprete’ e alla nostra terra di Calabria, ricca di geni e di valori universali”.

Fonti: chezmimi.it laruffaeditore.it


"Io rubo, tu tieni il sacco, lui fa il palo"


Marco Travaglio sabato scorso ho partecipato a Catanzaro al convegno per la presentazione del numero speciale di MicroMega dedicato al caso Calabria col titolo (tratto da una splendida frase di Vaclav Havel) “La legalità è il potere dei senza potere”. C’erano giuristi, avvocati, giornalisti, un sacerdote, Sonia Alfano, i ragazzi di Ammazzatecitutti, tanti cittadini e alcuni magistrati (i pochi che, a Napoli, hanno osato rompere il silenzio della magistratura associata e castale, firmando un appello di Marco Del Gaudio e Raffaello Magi per solidarizzare con De Magistris).

C’era anche il pm Luigi De Magistris, che s’è limitato a un saluto, ribadendo che intende continuare a fare il magistrato fino alla pensione, e intende farlo solo in Calabria. Già, perché da questa settimana comparirà, in contemporanea con Clementina Forleo, dinanzi al Csm per affrontare la prima delle prove che lo attendono nei prossimi mesi: il procedimento disciplinare intentatogli all’unisono dal cosiddetto ministro della Giustizia Mastella e dal Pg della Cassazione, cui seguirà il 17 dicembre la decisione sulla richiesta del cosiddetto ministro Mastella di trasferirlo d’urgenza, in via cautelare, lontano dalla Calabria.

Nel convegno di Catanzaro, ci siamo ritrovati tutti d’accordo su un punto fondamentale: il “caso De Magistris” e il “caso Forleo” non esistono. Esiste il caso, ben più generale e pericoloso, di un grumo trasversale di potere e di poteri, non soltanto politici, che non vogliono farsi processare, anzi vogliono continuare a rubare possibilmente indisturbati, e hanno scelto le vicende della Calabria e delle scalate bancarie per sperimentare un nuovo tipo di rapporto fra politica, economia, informazione e magistratura. Riscrivendo i princìpi di Montesquieu e svuotando la Costituzione repubblicana, sognano una nuova divisione dei poteri, che suona pressappoco così: politica ed economia rubano, l’informazione tiene il sacco e la magistratura fa il palo.

03 dicembre 2007

BREAK THE MAFIA

Teatro Carcano, Milano - 11 Dicembre 2007 - ore 21

Tempi duri per l’antimafia, filo da torcere per i magistrati impegnati in prima linea a indagare, investigare e togliere coperchi da pentole bollentissime...

Indignato dalle cronache giudiziarie di questi mesi neri e da una politica troppo spesso spudoratamente connivente, un gruppo di libere cittadine e liberi cittadini ha deciso di organizzare una serata al Teatro Carcano di Milano dal titolo BREAK THE MAFIA.

Una serata per rompere il silenzio, per abbattere il muro sempre più alto dell’indifferenza, ma anche per smuovere le coscienze, per informare senza filtri mediatici, per risvegliare il senso civico, per ....

Per queste e molti altre ragioni, con il sostegno prezioso e la collaborazione fattiva di due associazioni, Ammazzatecitutti e Liberi di pensare, il gruppo organizzatore è riuscito ad avere come ospiti sul palco (in ordine alfabetico): Sonia Alfano, Salvatore Borsellino, Luigi De Magistris, Pino Masciari e Aldo Pecora.

Alla serata prenderà parte anche Clementina Forleo come ospite speciale.

Introduzione ed epilogo della serata, una performance di Break Dance, la danza di strada, tutta incentrata e giocata sul delicato tema.

Moderatori: Gianni Barbacetto e Antonella Mascali