Trent'anni fa i magistrati bravi e onesti venivano colpiti dai terroristi perchè contribuivano a rendere efficenti le Procure e a ridare credibilità allo Stato.
Oggi stiamo assistendo alla stessa cosa. L'unica differenza è che a colpirli non sono più le organizzazioni criminali e terroristiche che si proponevano di sovvertire lo Stato.
Dedico questo post a chi osa chiamare Brigatisti i magistrati di Milano.
Oggi stiamo assistendo alla stessa cosa. L'unica differenza è che a colpirli non sono più le organizzazioni criminali e terroristiche che si proponevano di sovvertire lo Stato.
Dedico questo post a chi osa chiamare Brigatisti i magistrati di Milano.
tratto da WikipediaL'omicidio di Emilio Alessandrini è stato un atto terroristico avvenuto a Milano il 29 gennaio 1979, ad opera di militanti dell'organizzazione comunista Prima Linea. La vittima era un magistrato, impegnato nella lotta al terrorismo.
Il 27 febbraio 1972, Alessandrini è stato assegnato con Gerardo D'Ambrosio al processo sulla Strage di Piazza Fontana. Il dibattimento, aperto a Roma solo quattro giorni prima, fu spostato a Milano per via della competenza territoriale, e vedeva imputati Pietro Valpreda e Mario Merlino. In seguito, il 13 ottobre, a seguito di gravi problemi di ordine pubblico il processo fu di nuovo spostato, questa volta a Catanzaro.
Oltre a Piazza Fontana, Alessandrini era stato molto impegnato nella lotta al terrorismo, soprattutto quello legato agli ambienti della destra estrema e della sinistra militante. Nell'ambito di queste indagini, arrivò a scoprire alcune attività di depistaggio del Servizio Informazioni Difesa, un ramo deviato dei servizi segreti. Alessandrini collegò il SID all'omicidio di Roberto Calvi e ad alcune azioni terroristiche di ispirazione neofascista.
Alessandrini, al momento dell'omicidio, stava lavorando per creare un pool antiterrorismo che raccogliesse magistrati da diverse procure, per coordinare meglio il lavoro.
Già il 13 settembre 1978 durante un'irruzione nell'appartamento in Via Negroli del terrorista Corrado Alunni, era stata rinvenuta una scheda su Alessandrini: quel tipo di scheda, nel quale venivano raccolti tutti gli elementi necessari a organizzare un agguato, era in genere il primo passo verso un'azione violenta. La scheda era tanto dettagliata che Alessandrini sospettava fosse stata fornita dagli stessi servizi segreti.
Il 29 gennaio Alessandrini venne aggredito dopo aver portato a piedi il figlio Marco a scuola. Arrivato sotto casa, Alessandrini prese la sua automobile per dirigersi sul posto di lavoro.
Un commando attaccò l'automobile di ferma al semaforo tra Viale Umbria e Via Muratori, un incrocio critico che obbligava le auto a fermarsi e che Alessandrini percorreva ogni giorno per recarsi in Tribunale di Milano, e scelto quindi con particolare cura.
Due terroristi arrivarono improvvisi, ruppero il vetro lato guidatore con una pistola e scaricarono otto colpi nell'abitacolo, uccidendo Alessandrini sul colpo. Intanto, due uomini rimasero in copertura a poca distanza, nei pressi dell'auto per la fuga. Una volta verificata l'uccisione, i terroristi ripiegarono sull'auto, mentre un quinto complice lanciava un fumogeno per coprire la fuga.
Nel 1980 il brigatista pentito Roberto Sandalo svelò la composizione del gruppo: il gruppo di fuoco era composto da Sergio Segio e Marco Donat Cattin, responsabili dell’agguato, mentre Michele Viscardi e Umberto Mazzola erano di copertura; Bruno Russo Palombi li attendeva tutti nell’auto con la quale fuggirono subito dopo l’attentato.
Poche ore dopo l'attentato, Prima Linea rivendicò l'azione con alcune telefonate a quotidiani. La rivendicazione citava:
Il 27 febbraio 1972, Alessandrini è stato assegnato con Gerardo D'Ambrosio al processo sulla Strage di Piazza Fontana. Il dibattimento, aperto a Roma solo quattro giorni prima, fu spostato a Milano per via della competenza territoriale, e vedeva imputati Pietro Valpreda e Mario Merlino. In seguito, il 13 ottobre, a seguito di gravi problemi di ordine pubblico il processo fu di nuovo spostato, questa volta a Catanzaro.
Oltre a Piazza Fontana, Alessandrini era stato molto impegnato nella lotta al terrorismo, soprattutto quello legato agli ambienti della destra estrema e della sinistra militante. Nell'ambito di queste indagini, arrivò a scoprire alcune attività di depistaggio del Servizio Informazioni Difesa, un ramo deviato dei servizi segreti. Alessandrini collegò il SID all'omicidio di Roberto Calvi e ad alcune azioni terroristiche di ispirazione neofascista.
Alessandrini, al momento dell'omicidio, stava lavorando per creare un pool antiterrorismo che raccogliesse magistrati da diverse procure, per coordinare meglio il lavoro.
Già il 13 settembre 1978 durante un'irruzione nell'appartamento in Via Negroli del terrorista Corrado Alunni, era stata rinvenuta una scheda su Alessandrini: quel tipo di scheda, nel quale venivano raccolti tutti gli elementi necessari a organizzare un agguato, era in genere il primo passo verso un'azione violenta. La scheda era tanto dettagliata che Alessandrini sospettava fosse stata fornita dagli stessi servizi segreti.
Il 29 gennaio Alessandrini venne aggredito dopo aver portato a piedi il figlio Marco a scuola. Arrivato sotto casa, Alessandrini prese la sua automobile per dirigersi sul posto di lavoro.
Un commando attaccò l'automobile di ferma al semaforo tra Viale Umbria e Via Muratori, un incrocio critico che obbligava le auto a fermarsi e che Alessandrini percorreva ogni giorno per recarsi in Tribunale di Milano, e scelto quindi con particolare cura.
Due terroristi arrivarono improvvisi, ruppero il vetro lato guidatore con una pistola e scaricarono otto colpi nell'abitacolo, uccidendo Alessandrini sul colpo. Intanto, due uomini rimasero in copertura a poca distanza, nei pressi dell'auto per la fuga. Una volta verificata l'uccisione, i terroristi ripiegarono sull'auto, mentre un quinto complice lanciava un fumogeno per coprire la fuga.
Nel 1980 il brigatista pentito Roberto Sandalo svelò la composizione del gruppo: il gruppo di fuoco era composto da Sergio Segio e Marco Donat Cattin, responsabili dell’agguato, mentre Michele Viscardi e Umberto Mazzola erano di copertura; Bruno Russo Palombi li attendeva tutti nell’auto con la quale fuggirono subito dopo l’attentato.
Poche ore dopo l'attentato, Prima Linea rivendicò l'azione con alcune telefonate a quotidiani. La rivendicazione citava:
« Oggi, 29 gennaio 1979 alle ore 8,30 il gruppo di fuoco Romano Tognini "Valerio" dell'organizzazione comunista Prima Linea, ha giustiziato il sostituto procuratore della repubblica Emilio Alessandrini. Era una delle figure centrali che il comando capitalistico usa per rifondarsi come macchina militare o giudiziaria efficiente e come controllore dei comportamenti sociali e proletari sui quali intervenire quando la lotta operaia e proletaria si determina come antagonista ed eversiva. »
Vedi anche:
http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=29
5 commenti:
Se fossimo in una situazione di normalità,tutto quello che andiamo dicendo,nei blog,nei forum nei commenti,tutte le spiegazioni avrebbro una loro logica,"tu esprimi un'opinione,io la discuto,magari la condivido oppure la contesto"
Ma non è,questa,una sitiazione normale.C'è un capopopolo che per suoi personali motivi,per salvare i propri interessi economici e la sua posiione di potere,sta portando un paese alla deriva,e poi ,a darli man forte un esercito di mercenari senza dignità e senza morale,pronti ad una difesa prezzolata.
Post interessante e che fa meditare,ma i destinatari naturali sono molto impegnati a difendere l'indifendibile perchè ci sia speranza cle leggano e riflettano.
Bravo! Bravo perché é in atto un revisionismo storico a tutto tondo su ogni argomento e questione approfittandosi di un'ignoranza in materia tale, soprattutto nelle ultime generazioni, da poter riuscire ad ingenerare convincimente assurdi nelle masse.
Ciao Pino
Daniele
E' una vergogna!
Auguri di Buona Pasqua, Pino!
Ieri si usavano le pallottole per eliminare gli avversari ... oggi si inscena un'assurda e bizzarra campagna mediatica che porta non all'eliminazione fisica del nemico di turno, ma allo screditamento e al successivo allontanamento dello stesso. L'obbiettivo viene comunque raggiunto ... :(
Ciao Pino, colgo l'occasione per informarti che Niente Barriere ha cambiato in questi giorni indirizzo internet. Ora si potrà leggere su www.nientebarriere.blogspot.com
T'invito perciò ad aggiornare il tuo link a Niente Barriere. Chi si collegasse col vecchio link troverebbe il messaggio "Blog rimosso".
Grazie, un saluto e l'augurio di una serena Pasqua.
A presto
Ciao da Raimondo
Buona Pasqua!
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