di Gemma Contin (Ansa)
«Quello che è successo a me è molto grave. E’ un messaggio negativo nei confronti di un territorio che avrebbe avuto bisogno di ricevere ben altri messaggi. Il Consiglio superiore della Magistratura anziché rimuovermi avrebbe dovuto starmi vicino e dare così un segnale positivo alla Calabria».
Così parlò Luigi De Magistris, l’ex pm dell’inchiesta “Why Not” che tanti guai ha portato a imprenditori calabresi, consiglieri regionali, ex assessori, coinvolgendo persino il vicepresidente diessino Nicola Adamo, rivelando l’esistenza di un “comitato d’affari” che avrebbe gestito in modo illecito i finanziamenti pubblici.
Nelle indagini di De Magistris, come si ricorderà, vennero coinvolti, con un elenco reso pubblico mentre l’inchiesta era ancora in corso, anche l’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella, il presidente calabrese della Compagnia delle Opere e lo stesso ex presidente del Consiglio Romano Prodi.
Quell’indagine, assieme all’arresto e poi al domicilio coatto della moglie del ministro Mastella signora Sandra Lonardo, presidente del Consiglio regionale della Campania, provocarono una valanga politica che portò prima alle dimissioni del guardasigilli e poi alla caduta del governo di centrosinistra, ma anche una slavina giudiziaria finita nell’allontanamento da Catanzaro di De Magistris, quasi in contemporanea ad analogo provvedimento contro Clementina Forleo, pm di Milano che si era occupata delle intercettazioni telefoniche nelle vicende Unipol-Consorte e Antonveneta-Fiorani.
Nei confronti di De Magistris, nonostante l’appassionata difesa svolta a Palazzo dei Marescialli dal collega palermitano Antonio Ingroia, il Csm si pronunciò per il trasferimento disciplinare perché il magistrato - che intanto era stato ospite di vari talsk show televisivi, assieme alla Forleo, in cui aveva raccontato la rava e la fava delle sue indagini e delle “persecuzioni politiche” di cui sarebbe stato oggetto - avrebbe «violato regole di particolare rilievo, dimostrando insufficiente diligenza, correttezza e rispetto della dignità delle persone». Ragione per cui il Csm «non può non prender atto, come dato meramente oggettivo, che le considerazioni del dottor De Magistris hanno riguardato più magistrati in servizio a Catanzaro in uffici diversi», si legge nella sentenza numero 3 del 2008 della Sezione disciplinare, e che tali circostanze, «anche per i rapporti tra magistrati dello stesso ufficio e di uffici diversi che l’esercizio delle funzioni necessariamente comporta, inducono a ritenere che allo stato pure la permanenza dell’interessato in un altro ufficio di Catanzaro non favorisca - secondo il Csm - il buon andamento dell’amministrazione della giustizia».
Luigi De Magistris, nominato il 9 settembre scorso giudice del riesame a Napoli con un decreto dell’attuale ministro della Giustizia Angelino Alfano, è ritornato all’attacco mediatico attraverso un’intervista rilasciata ieri a SkyNews24 in cui ha ripreso antiche convinzioni già introdotte con l’inchiesta sulle cosiddette “toghe lucane”. Storie di collusioni, corruzioni, collegamenti oscuri con la massoneria, rapporti inconfessabili con la criminalità organizzata.
L’ex pm di Catanzaro ha dichiarato che «una parte rilevante della magistratura calabrese non è affatto estranea al sistema criminale che gestisce affari di particolare rilevanza in Calabria». E ha rincarato la dose, rinfocolando una polemica che è già destinata a trasformarsi in un nuovo casus belli: «Sono dell’idea che se la magistratura avesse remato tutta da una stessa parte e se la legalità, alla quale ogni magistrato si dovrebbe attenere, rappresentasse un patrimonio vero di tutta la magistratura calabrese, non staremmo qui a discutere come mai in dieci anni non è cambiato proprio nulla. Senza una parte della magistratura collusa la criminalità organizzata sarebbe stata sconfitta. E il collante in questo sistema sono i poteri occulti che gestiscono le istituzioni. Io stavo indagando su questo fronte e ritengo che uno dei motivi principali del fatto che io sia stato allontanato dalla Calabria risiede proprio in questi fatti».
E in un’intervista rilasciata il 29 settembre a un quotidiano online siculo-calabro, l’ex pm ha precisato: «Il discorso riguarda soprattutto i poteri occulti, nel senso che il problema che si pone è quanto è ramificato, quanto è consolidato il potere occulto all’interno delle Istituzioni di questo Paese. Dal lavoro che ho fatto in questi anni, ho percepito che all’interno delle Istituzioni ci sia anche un governo occulto delle stesse e che all’interno di questo governo occulto delle Istituzioni ci sia una componente di un certo rilievo, che è quella di tipo massonico. Ovviamente, si tratta di una massoneria deviata, cioè di personaggi che hanno fatto parte nel passato o che tuttora fanno parte della massoneria».



















16 commenti:
Sono quelle cose che ti fanno pensare che in italia non cambierà mai nulla.
Sono almeno vent'anni che si parla di deviazioni della magistratura calabrese. Sarebbe ora di metterci le mani...
Un altro eroe abbandonato a se' stesso..
Concordo con i commenti precedenti.
Ti auguro una Buona domenica Pino!
anche se non lascio commenti ti leggo sempre con interesse...
"Addio democrazia"
ciao e buona settimana
Ottimo post, soprattutto utile. Cosa si deve dire di più?
Ciao Pino
un altra grande persona costretta a vivere rinchiusa in questa Italia schifosa..
ha da sempre il mio sostegno
Il potere occulto è secondo me stratificato, ma in Italia si ha la sensazione di conoscerlo. Massoneria deviata mi sembra un'indicazione corretta e quindi pericolosa. A questo punto o si crea una rete di sostegno o De Magistris resterà isolato e dovrà decidere se diventare martire o salvarsi. Se crediamo veramente nella sua denuncia, non dobbiamo aiutarlo ad andare fino in fondo? O continuiamo ad assistere al dilagare della corruzione?
concordo con franca
buona serata
fosse solo in calabria...
ciao pino!
Ciao pino,mai belle notizie...
Inventiamocele!
Quando hanno trasferito De Magistris tutta la Calabria sarebbe dovuta scendere nelle piazze, bloccare treni e la SA/RC per dare un forte segno al governo e alla magistratura deviata di cui parla il PM.
In Italia chi dice la verità qualche anno fa veniva ucciso, ora invece viene denigrato e trasferito, reso solo.
Forza DeMagistris!!!!!!
Mentre gli uomini di Veltroni fanno solo filosofia (voluta), Berlusconi ne ha un'altra in mente.
A riguardo leggete il mio ultimo pezzo su Niente Barriere http://raimondoorru.blogspot.com/ e poi diffondete quanto apparso su http://www.articolo21.info/7561/notizia/sta-preparando-lassalto-finale.html
Grazie
Sentita quella intervista. Siamo sempre più impantanati dentro sabbie mobili che soffocano il nostro Paese.
io ho come la convinzione, non so perchè ch enon è collusa solo in calabria
Non solo in Calabria
ma ...
tra servi del capitale,
picciotti della politica
e
zerbini dei magistrati,
in questa Nazione di "opportunisti" solo accennare a certe note verità, nonostante siano sotto gli occhi di chi può vedere, è come quando negli anni 70', 80' e primi 90' si provava a parlare di mafia, come minimo si finiva alla gogna sociale, vale a dire si rimaneva soli, che poi era l'anticamera della "fine".
Oggi, quando si parla de "lamafiadellostato", fatta di politica,istituzioni, baroni e affarismo, come minimo si finisce in un'aula di tribunale davanti a "chi" non si sa mai, oppure si perde il lavoro, l'attività, si subiscono trasferimenti, si vede sbarrare l'esistenza ai propri familiari, ecc., insomma “ti fanno fuori”.
Perché poi, la nuova strategia di questo diffusa "mafiosità" è visibilmente quella di isolare e colpire singolarmente il cittadino.
Lo “Stato” ... dalla mafia ha imparato "tutto", bene e in fretta!
Posta un commento